La rilevazione del tempo di lavoro ha due facce nell’artigianato: è un obbligo di legge, ed è denaro contante, perché solo le ore rilevate finiscono sulla fattura. Chi sistema entrambe le cose con un solo gesto guadagna doppiamente.
Cosa richiede la legge
La legge sul lavoro obbliga i datori di lavoro a documentare gli orari di lavoro dei propri collaboratori (art. 46 LL, art. 73 OLL 1). Vanno in particolare annotati:
- inizio e fine dell’orario di lavoro giornaliero, incluso il momento delle pause a partire da mezz’ora,
- lavoro straordinario prestato,
- giorni di riposo e riposo settimanale, se non regolari.
Le registrazioni vanno conservate per cinque anni e presentate alle autorità su richiesta. Responsabile è sempre l’azienda, anche se sono i collaboratori stessi a compilare i rapporti.
Dal 2016 esistono agevolazioni: la rilevazione semplificata del tempo di lavoro (solo la durata complessiva per giorno) e la rinuncia alla rilevazione. Entrambe presuppongono però una regolamentazione in un contratto collettivo di lavoro e un’ampia autonomia oraria; la rinuncia richiede inoltre un reddito annuo lordo superiore a CHF 120’000. Per i professionisti in cantiere questo, in pratica, non si applica quasi mai: nella quotidianità artigianale vale l’ordinario obbligo di rilevazione.
Il foglietto è la via più costosa
Molte aziende adempiono l’obbligo con rapporti settimanali cartacei, ad esempio con il modello gratuito Rapporto in economia. Funziona, ma costa in tre punti:
- Ore perse: chi compila il rapporto il venerdì a memoria dimentica il giro supplementare dal grossista e la mezz’ora di economia dal cliente accanto. I valori empirici delle aziende che passano alla rilevazione digitale mostrano sensibilmente più ore fatturate, spesso diversi punti percentuali della prestazione annua.
- Doppio lavoro: raccogliere i foglietti, decifrarli, trasferirli nella fattura e nella contabilità salariale. Ogni trasferimento è una fonte di errore.
- Conformità lacunosa: pause e straordinari raramente figurano in modo corretto sul foglietto; in caso di controllo, è proprio questo il problema.
Come si presenta la soluzione moderna
- Entrata e uscita in cantiere, dal telefono, in pochi secondi. Inizio, fine e pause sono così documentati, la legge sul lavoro è rispettata, senza che nessuno tenga i conti la sera.
- Assegnare le ore direttamente al progetto: dalle ore rilevate nascono posizioni in economia in fattura, senza trasferimento. Insieme a una tariffa oraria calcolata in modo pulito, è la leva più diretta per più cifra d’affari.
- Straordinari e vacanze sotto controllo: i saldi corrono automaticamente; la discussione “quanti giorni di vacanza mi restano ancora” è chiusa.
- Esportazione per salari e fiduciario: i tempi rilevati confluiscono nella contabilità e verso il fiduciario, invece di invecchiare in una cartella.
Proprio così è costruita la rilevazione del tempo di lavoro in MeisterOffice: la squadra si registra in entrata e in uscita da mobile, la titolare vede in tempo reale chi è registrato dove, e ogni ora in economia è la sera stessa automaticamente nel progetto. I prezzi li trovate qui.
Domande frequenti
L’obbligo vale anche per me come titolare? Per le titolari e i titolari senza contratto di lavoro nella propria azienda, la legge sul lavoro non si applica. Rilevare comunque conviene: le vostre ore sono le più costose dell’azienda, e le ore del titolare non fatturate sono la falla più frequente nel calcolo.
Basta una tabella Excel? Giuridicamente sì, purché contenga in modo affidabile tutte le indicazioni obbligatorie. Nella pratica Excel fallisce per mancanza di disciplina: si aggiorna in seguito invece di rilevare, e con l’aggiornamento successivo inizia il dimenticare.
I collaboratori possono rilevare da soli i propri orari? Sì, è anzi il caso normale. La responsabilità per la completezza e la conservazione resta all’azienda; controllare a campione fa parte del compito.